La conservazione della biodiversità non può fermarsi alla teoria o alla semplice osservazione: richiede azioni concrete, scelte responsabili e un impegno costante sul territorio. Solo attraverso interventi mirati è possibile restituire funzionalità agli ecosistemi e garantire un futuro alle specie che li abitano. È con questa visione che, nell’ambito del Progetto ARCA, stiamo portando avanti un importante lavoro di riqualificazione delle vasche e delle fontane storiche dell’Orto Botanico di Roma, luoghi di grande valore culturale e naturalistico, ma profondamente compromessi dalla presenza di specie alloctone come Gambusia spp. e Trachemys scripta.

Durante l’estate abbiamo effettuato un’accurata analisi ecologica dei siti, calcolando per ciascuna vasca l’Habitat Suitability Index e l’Artificial Water Sites Index. Questi strumenti ci hanno permesso di identificare i punti critici e di definire gli interventi più opportuni per massimizzare l’idoneità ambientale delle vasche e fontane, favorendo non solo la presenza, ma anche il successo riproduttivo degli anfibi autoctoni.

Nella tarda stagione autunnale e all’inizio dell’inverno siamo quindi passati all’azione: le vasche sono state svuotate, abbiamo rimosso decine di metri cubi di melma accumulata nel tempo e proceduto all’eradicazione delle specie invasive. Le tartarughe alloctone sono state trasferite temporaneamente in una serra dell’Orto Botanico, dove non danno fastidio agli anfibi. Queste verranno successivamente portate in un centro di raccolta per le Trachemys. Un risultato particolarmente interessante è stato il recupero, in ogni vasca colonizzata da alloctoni, di un solo tritone pedomorfico (adulti con le branchie): individui non rilevati durante i campionamenti primaverili, a conferma del fatto che la presenza delle specie invasive ne impediva la presenza e riproduzione. Uno dei tritoni trovati aveva la coda ricoperta di morsi, sicuramente procurati dalle gambusie o dalle Trachemys.

Un altro dato allarmante riguarda la quasi totale assenza di macroinvertebrati acquatici che abbiamo trovato nelle vasche finora bonificate, ridotti a pochissime presenze isolate. In molte vasche, ad eccezione di qualche gasteropode, la biodiversità risultava praticamente azzerata. Le gambusie, predatrici voraci, avevano trasformato questi ambienti in veri e propri deserti biologici, privandoli di una componente fondamentale per il funzionamento di questi fragili ambienti.

Il nostro lavoro di ripristino continuerà durante l’inverno e durante l'inizio della primavera con la piantumazione di macrofite acquatiche, necessarie per ricostruire habitat strutturalmente complessi e funzionali. In assenza di predatori alloctoni e con condizioni ecologiche finalmente favorevoli, un numero significativo di anfibi potrà tornare a riprodursi, favorendo la ripresa delle popolazioni di Lissotriton vulgaris e Bufo bufo.

Il progetto rappresenta un esempio concreto e facilmente replicabile di come la riqualificazione di piccoli ambienti idonei, anche senza ricorrere a investimenti imponenti, possa generare benefici tangibili per la conservazione della biodiversità. Un modello operativo che dimostra come conoscenza scientifica, impegno e azione possano convergere in un risultato reale. Una piccola perla naturalistica nel cuore di Roma, da valorizzare e custodire con attenzione e responsabilità.