Il ritorno del Tritone crestato italiano all'Orto Botanico di Roma: un successo di conservazione

A seguito di un meticoloso lavoro di restauro ambientale che ha ridato nuova vita alle storiche vasche dell'Orto Botanico di Roma, nel gennaio 2026 ha preso ufficialmente il via un ambizioso progetto di conservazione "dal basso". L'obiettivo è quello di riportare il Tritone crestato (Triturus carnifex) in un sito in cui la specie era storicamente presente, ma da cui è purtroppo scomparsa nel corso degli ultimi decenni a causa dell'introduzione di specie aliene invasive ed all'ampio utilizzo di pesticidi.

L'avvio della fase operativa è stato preceduto da una lunga e rigorosa fase preliminare. Sono stati infatti condotti approfonditi studi di fattibilità per la reintroduzione, supportati dalla stima accurata degli indici di idoneità ambientale e dall'analisi di numerosi altri parametri ed indicatori ecologici, chimico-fisici e biologici. Solo dopo aver accertato il ripristino delle condizioni ottimali per la sopravvivenza a lungo termine della specie, si è proceduto con la fase di allevamento.

Gli individui fondatori sono stati prelevati da una popolazione numerosa e stabile della campagna romana, operando nel pieno rispetto delle normative vigenti, con tutte le necessarie autorizzazioni ISPRA e MASE e minimizzando l'impatto sul sito di origine. Prima di qualunque spostamento, gli esemplari sono stati sottoposti a rigidi screening sanitari per escludere la presenza di agenti patogeni letali, con particolare riferimento ai test diagnostici per la chitridiomicosi, una delle principali minacce globali per gli anfibi.

Durante le prime settimane a seguito della cattura i tritoni sono stati ospitati in regime di quarantena all'interno di ambienti allestiti ad hoc, progettati per simulare perfettamente le condizioni naturali e garantire il massimo benessere animale presso i locali della sede della Società Romana di Scienze Naturali (SRSN). Il superamento della quarantena e la certezza della negatività ai patogeni hanno sancito il via libera per il trasferimento degli animali.

Il passo successivo ha visto lo spostamento degli esemplari nel centro di riproduzione, appositamente allestito all'interno delle strutture dell'Orto Botanico di Roma. In questo ambiente protetto, i tritoni hanno passato la stagione riproduttiva. Le femmine hanno deposto oltre 1200 uova, attaccandole con cura a supporti di plastica flessibile posizionati per facilitare la deposizione e soprattutto l'identificazione da parte dell'operatore.

Di queste uova, una parte numerosa si è già schiusa con successo, dando vita a una nuova generazione di larve che si trovano tuttora in una cruciale fase di allevamento e accrescimento controllato. La strategia di rilascio di questi giovani esemplari prevede una precisa ripartizione per massimizzare l'efficacia del progetto riducendo al contempo l'impatto sulla popolazione sorgente: il 30% delle larve ottenute verrà reintrodotto nel sito di origine degli adulti dove saranno anch'essi rilasciati a riproduzione completata, supportando e rinforzando la popolazione da cui provengono gli adulti. Il restante 70% verrà invece rilasciato direttamente nelle vasche restaurate dell'Orto Botanico di Roma.

Grazie a questa pianificazione, si andrà a ricostituire nel giro di un paio di anni una popolazione molto numerosa e stabile all'interno dell'Orto Botanico. Questo nucleo urbano sarà in grado di autosostenersi e di garantire la conservazione a lungo termine di questa importante specie, rigorosamente tutelata e inserita negli allegati della Direttiva Habitat dell'Unione Europea (Direttiva 92/43/CEE). Un traguardo straordinario che dimostra come la sinergia tra ricerca scientifica, gestione attiva del territorio e coinvolgimento di giovani ragazzi e volontari possa concretamente invertire i processi di estinzione locale.